Azioni locali e sinergie istituzionali per la difesa del nostro patrimonio naturale

Fai una passeggiata nei boschi – nei nostri boschi – per goderti panorami, aria frizzante, profumo di muschio e i colori autunnali, ma può capitare di trovarti immerso nei rifiuti.

Ti salvi se percorri qualche sentiero meno battuto, lontano dalle strade asfaltate e soprattutto fuori dalla portata dalle macchine, ma non è sempre detto.

Per il ciclico taglio dei boschi, che vanno al taglio ogni venti anni circa, vengono aperte delle piste, ci passano mezzi cingolati e camion molto grandi, a volte autoarticolati o con rimorchio. Queste piste diventano sentieri di penetrazione che, oltre a segmentare la continuità del bosco, con notevoli ripercussioni negative su piante e animali, aprono varchi anche a chi potrà approfittarne per scaricare ulteriori rifiuti.

La quantità della spazzatura e residui di vario tipo, compresi frigoriferi, lavatrici e vecchi materassi è impressionante. Anche i semplici resti di un picnic possono rimanere lì per molto tempo. La biodegradabilità dei materiali infatti va dai 3 mesi per un fazzoletto di carta, ai 100/1.000 anni per una bottiglia di plastica (dipende da spessore e tipo di plastica), fino ai 4.000 anni per una bottiglia di vetro.

Come è evidente non possiamo affidarci semplicemente al tempo, agli agenti atmosferici, agli insetti o alle capacità autogenerative del terreno. Quindi le ipotesi sono due. O facciamo finta di niente e continuiamo a vivere dividendo i nostri spazi con la spazzatura, oppure dobbiamo fare qualcosa, perché anche questa, specialmente nei Castelli Romani, è diventata un’emergenza.

Qualche volta leggiamo dotte disquisizioni di legge, che richiamano alle competenze: chi deve pulire i boschi? La diatriba riguarda il Parco dei Castelli Romani (e più in generale i parchi), che effettivamente non sono direttamente competenti. Secondo la legge lo sono i comuni, ma difficilmente potremo aspettarci una gestione ordinaria della pulizia dei boschi a carico dei comuni, visto che normalmente sono impegnati (con qualche affanno) nella raccolta dei rifiuti urbani in ambito cittadino, nella pulizia delle strade ecc.

Quindi forse dovremo mettere da parte gli aspetti burocratici e farci carico tutti, come collettività, della pulizia dei boschi. Intanto cercando di non sporcare. Nei boschi i rifiuti prodotti devono essere riportati indietro. Chi invoca cestini e cassonetti forse non sa che quello è uno dei problemi. Se i cestini non vengono svuotati quotidianamente (e non lo sono) gli animali selvatici, cercando cibo, sparpaglieranno il loro contenuto dappertutto. Allora no ai cestini in ambiente naturale.

Poi, visto che siamo di fronte a un’emergenza, ripuliamo i boschi con uno sforzo collettivo, congiunto, straordinario, tra Parco, Comuni, associazioni, cittadini. Organizziamo delle domeniche ecologiche, importanti soprattutto per il loro valore culturale.

Tutti gli enti e i soggetti pubblici dovrebbero attivarsi, con un progetto di lungo periodo, che riporti i boschi al loro naturale splendore. E questo dovrebbe essere fatto coinvolgendo il più possibile scuole e associazioni. È difficile? Sì. Si può fare? Sì.

Per fare tutto questo servono soldi? Certo, ma sarebbero ben spesi. Del resto non dicono tutti che i boschi sono tra le maggiori risorse del nostro territorio? Una risorsa che dà orgoglio e senso di identità, ma anche ricadute economiche importanti, per l’indotto turistico e le tante altre voci in cui è ramificata la sua gestione.

Gli esempi? Basta fare un giro in altri luoghi, senza scomodarci per arrivare oltralpe, anche in Italia si possono vedere tanti esempi virtuosi. Anche da noi si potrebbe migliorare la gestione del bosco e arrivare a un turismo di qualità, a basso impatto, consapevole e rispettoso dei luoghi. Un turismo che ha di per sé un’alta propensione alla spesa, che porterebbe soldi ai nostri territori.

Foto di copertina: Christoph Schütz da Pixabay.