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È sempre Halloween ai Castelli Romani tra spettri, folletti e lengheli

Freetime Frascati

Un breve viaggio tra le storie più inquietanti e suggestive della nostra tradizione

Il mese di ottobre, oltre a segnare l’inizio dell’autunno vero e proprio ed essere un periodo ricco di sagre, è anche il mese di Halloween, una festa che viene ormai accostata agli USA, nonostante affondi le sue radici in terra britannica. Negli ultimi anni, grazie ai tantissimi prodotti commerciali e al ruolo ricorrente che riveste nei media d’oltreoceano, ha cominciato a prendere piede anche in Italia.

Questa festività – caratterizzata da spiriti, mostri e paurose figure di vario genere – ci offre l’occasione di tornare a parlare anche delle storie che capita a volte di scambiarsi con amici o parenti.  A volte si sente arrivare quel momento in cui ci si ritrova a parlare di fantasmi, lupi mannari, streghe ed eventi inspiegabili, suscitando sempre interesse da parte di tutti (o quasi).

È noto come la paura possa tenere molto facilmente sotto controllo l’animo umano, indirizzandolo verso determinate azioni. Senza contare poi il paradossale fascino che queste storie esercitano su molti di noi, tanto da tenerci incollati allo schermo, anche se magari con le mani a coprirci gli occhi. Tutte queste “inquietudini” nascono dalle storie che da sempre ci portiamo dietro e che influenzano la nostra cultura e il nostro modo di pensare.

Alcuni esempi li viviamo quotidianamente nelle nostre vite: magari nel buio della notte, mentre il frastuono del silenzio ci assale e attendiamo di prendere sonno, può capitare che la nostra mente venga distratta dallo scricchiolio improvviso dei mobili. Molto banalmente, potrebbe essere un tarlo che rosicchia il legno, ma chissà se si tratta di qualche spettro che vuole vegliare su di noi o che semplicemente ci vuole prendere in giro.

Anche i Castelli Romani vantano la propria tradizione in fatto di racconti sovrannaturali, alcuni nati da semplici suggestioni o dal bisogno di rendere noto l’ignoto, altri da storie forse realmente accadute e ingigantite dalla credenza popolare. Cogliamo dunque l’occasione dell’imminente ricorrenza di Halloween per fare un viaggio fra alcune delle storie popolari delle nostre parti e continuare a mantenerne viva la memoria, rendendo nel contempo questo curioso evento d’importazione un po’ meno intruso e più nostrano.

Il Lenghelo

Il lenghelo o “lengheru” è un animaletto dispettoso, una sorta di folletto non malvagio caratteristico della tradizione popolare castellana. È una creatura alta e longilinea, difatti il suo nome deriva da lungo o allungato. Alcuni riferiscono che dimori presso Palazzo Sforza Cesarini di Genzano, mentre secondo altri in ogni casa ne vivrebbe uno.

Il lenghelo può indispettirci con i suoi scherzi, magari nascondendo qualcosa che stiamo cercando o rompendo piccoli oggetti. Può infastidire il nostro sonno saltandoci sulla pancia (c’è un detto marinese che recita così: “Te ballo sopp’a panza comm’u lenghelu!”), ma può anche donarci un po’ di fortuna lasciandoci vincere al lotto.

Il contadino di Grottaferrata

Ogni mattina, un contadino di Grottaferrata si recava in campagna insieme al suo cavallo. Un giorno, durante l’abituale tragitto, si accorsero di un teschio poggiato a terra, davanti al cancello del cimitero. Vedendo l’inquietante cranio, il cavallo si fermò improvvisamente. A differenza dell’animale, però, l’agricoltore non rimase particolarmente turbato dal macabro ritrovamento e, preso dal lavoro che doveva sbrigare in campagna, spronò il destriero a continuare il viaggio. Camminando, il cavallo colpì il teschio con uno zoccolo, facendolo rotolare giù per una discesa.

Tornato a casa e scesa la sera, il contadino, stanco della giornata di lavoro nei campi, andò a coricarsi. Verso la mezzanotte, però, il suo sonno venne interrotto quando sentì bussare per tre volte alla porta della sua abitazione. Si alzò di corsa e andò ad aprire frettolosamente la porta, preoccupato che potesse essere successo qualcosa di brutto a qualcuno lì vicino o a un parente.

Arrivato all’uscio, aprì la porta, ma non trovò nessuno ad attenderlo. Dopo essersi guardato intorno, alla ricerca di qualche burlone, abbassando leggermente la testa il suo sguardo ricadde verso i gradini della scala che conduceva alla sua porta. Fu a quel punto che lo vide: il teschio lo guardava sorridente, come volesse prendersi gioco di lui per ripicca.

Lo spirito del vecchiarello del bosco di Rocca di Papa

Secondo i racconti dei tanti boscaioli che da sempre vivono a Rocca di Papa, c’era una zona fitta del bosco dove un tempo, d’inverno, quando sopraggiungeva il buio, si poteva scorgere una luce rossa, come una fiammella. Quella fiammella così misteriosa si diceva provenire dalla pipa accesa che lo spirito di un boscaiolo usava accendere nel suo vagare per il bosco. Quella zona boschiva cominciò così ad essere conosciuta come “d’u vecchiarellu”.

La sposa del cimitero di Rocca Priora

Si racconta di una donna che morì improvvisamente il giorno delle sue nozze, molto tempo fa. Non essendosi rassegnata alla morte, avvenuta in un momento che avrebbe dovuto essere di grande gioia, la sposa si aggira ancora dolente nel cimitero di Rocca Priora, vestita con l’abito bianco che indossava al suo matrimonio, in cerca del caldo abbraccio di un essere vivente.

Letture consigliate

Queste sono solo alcune delle storie che contraddistinguono i nostri amati Castelli Romani. Per un’introduzione a questi interessanti racconti, ecco alcuni riferimenti bibliografici utili.

Immagine di Freepik

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